Massimo Bucchi

Massimo Bucchi
La Repubblica,
1 novembre 1996

...Questo libro autobiografico (Michele Spera, 194 storie di un segno, edizioni Socrates) di uno dei maggiori grafici "storici" italiani, ci restituisce un orientamento perduto.
È il racconto di un'attività che si svolge per più di trent'anni, dal 1962 al 1995, come un sottile filo rosso che compenetra politica, industria, lavoro, scelte economiche e frontiere di civiltà. Il tutto visto attraverso un'opera grafica nella quale la geometria si fa immagine, il particolare rimanda a una struttura generale che è già visione del mondo, in una sorta di finalissimo visionario in cui l'estetica diventa impegno vitale.
Non ci può essere meraviglia nel constatare che Spera, passionale uomo del Sud, ci abbia offerto le forme più razionali della grafica di questi decenni.
È il rappresentante della grande tradizione di un Sud che ha sempre prodotto, non in contrapposizione con se stesso ma semplicemente con i suoi stereotipi, un pensiero lucido e astratto sempre anticipatore della realtà storica e sociale.
Restando sempre fedele al suo linguaggio Spera ha lavorato per grandi committenti e contemporaneamente per il rinnovamento della grafica nella politica. I suoi manifesti per il partito repubblicano sono ancora l'esempio di uno stile che ha trovato epigoni, ma ben pochi successori nel suo tentativo di un approccio globale, di una ridefinizione nell'ambito del rapporto di comunicazione prima ancora che nei contenuti.
I suoi lavori sono computerizzati prima dell'avvento del computer. Sono postindustriali all'inizio dell'era industriale. Ma soprattutto sono strettamente personali, densi di identità affettiva.
Nel libro la loro piena lettura viene evidenziata dalla storia del rapporto che li ha creati e fatti nascere o talvolta (visto che il libro non è un catalogo di successi ma anche di difficoltà) ha impedito la loro nascita «pubblica»...
...Eppure pochi grafici sono legati al passato e alla tradizione come Spera, lucano di Potenza, le cui forme più rarefatte non sono giochi di linee ma oggetti. Radiografie di oggetti, astrazione di oggetti, strutture del reale. Se qualcosa colpisce è la concretezza del simbolo, l'evidenziare una funzione, l'isolare nel movimento di una forma il punto in cui si ottiene il massimo significato.
Indisponibile sempre ad essere guidato, tanto agli inizi che dopo aver raggiunto una fama internazionale, in questo suo raccontare la vita e non la carriera, Spera ci conferma che i mostri cominciano esattamente là dove finisce la memoria di se stessi.


...This autobiographical book (Michele Spera, 194 stories of a sign, Socrates editions) of one of the most graphic "historical" Italians, gives us a guideline lost.
It is the story of an asset held for more than thirty years, from 1962 to 1995, as a thin red thread that permeates politics, industry, labor, economic choices and the borders of civilization. All graphics seen through a work in which the geometry becomes an image, the detail refers to an overall structure that is already world-view, in a sort of visionary finals where aesthetics becomes vital commitment.
There can be no surprise to find that Spera, passionate man of the South, has offered us the most rational forms of graphics of these decades.
It is the representative of the great tradition of a South that has always produced, not in conflict with itself but simply with its stereotypes, clear thinking and a forerunner of the more abstract historical and social reality.
Remaining faithful to its language Spera has worked for large clients and simultaneously for the renewal of the graphics in politics. His posters for the Republican Party is still the example of a style that has found imitators, but few successors in his attempt for a comprehensive approach, as part of a redefinition of the relationship of communication even more than in content.
His works are computerized before computers. They are beginning post-industrial era. But most are personal, full of emotional identity.
In the book, read their full story is highlighted by the report that created them and to be born or sometimes (because the book is not a catalog of successes but also difficulties) has prevented the birth of their "public"...
...Yet few graphs are related to the past and tradition as Spera, man of the Lucania, whose more rarefied forms of games are not lines but objects. Radiographs of the objects, abstract objects, structures of reality. If something strikes you is the concreteness of the symbol, the highlight function, the island in the movement of a form where you get the most meaning.
Increasingly unavailable to be driven, so that at the beginning after reaching an international reputation in this life and not tell his career, Spera tells us that the monsters begin exactly where the memory ends of themselves.