Se Michele Spera fosse nato nel 1897 Gropius o Moholy Nagy o Beyer o Breur l'avrebbero sentito come uno di loro. Non se lo sarebbero fatto scappare. Nelle arnie di Michele-ape regina c'è miele per la famiglia, per i figli, per la nostra gioia di contemporanei. Cesare de Seta / Ha saputo valersi del marchio come d'un efficace mezzo di creatività estetico e persino di informazione politica. Gillo Dorfles / Non ci può essere meraviglia nel constatare che Spera, passionale uomo del Sud, ci abbia offerto le forme più razionali della grafica di questi decenni. I suoi manifesti per il partito repubblicano sono ancora l'esempio di uno stile che ha trovato epigoni, ma ben pochi successori. Massimo Bucchi / Michele Spera è forse l'esempio più pertinente di collaborazione fra grafica e istituzione. Giovanni Anceschi / Abbiamo così un mondo umano visto come da una macchina e il canto del cupo di Michele diventa geometria colorata di onde sonore. Carlo Levi / Michele Spera ha creato un mondo di forme limpide e interiormente razionali, che prefigura e annuncia un mondo responsabile. Ha compiuto e compie così, con l'esercizio stesso di un'espressione libera e intransigente, un'autentica missione educativa. Carlo Ludovico Ragghianti / Spera è un inventore di sintetiche sigle stilistiche dotate di una carica di empatia che le rende paradigmatiche. Giulio Carlo Argan / Questo il senso dell'attività che ha impegnato Michele Spera nel Partito Repubblicano: dal giorno in cui fu chiamatio da Ugo La Malfa a racchiudere in una immagine efficace il progetto politico del partito che incarna gli ideali della sinistra democratica in Italia. Giovanni Spadolini / Desidero tornare a manifestare tutta la mia ammirazione per una capacità artistica che, oltre a rendere così apprezzato un nome, ha anche servito potentemente al partito per affermare il suo contenuto di modernità, di gusto e di eleganza morale. Ugo La Malfa / Nella mia mente, il padre per eccellenza dei marchi italiani è Michele Spera. Mai un segno è più perentorio, più equilibrato, più indimenticabile di quelli che escono dalla sua penna. Domenico De Masi / Consegna messaggi misteriosi, scaturiti dal gioco, balzati dall'immaginazione e subito sapientemente misurati, ordinati nello stupore... sono geometrie sterminate che strabiliano chi guarda, sono segnali offerti alle folle, affissi nelle strade, affacciati sulle copertine dei giornali, dei libri. Elio Pecora / Michele Spera sta nella tradizione dei nostri massimi designer. Egli ha il potere selettivo delle pupille e la sagacia delle mani e del cervello nel moltiplicare quasi all'infinito tessiture e strutture spaziali sempre più incredibili Leonardo Sinisgalli / Noi vediamo un nuovo mondo altrettanto stabile e intellettualmente immaginifico nelle opere di Michele Spera. Egli ha costruito la relazione di base della linea e ha modellato le forme del suo universo, che è così forte, delizioso e perfino poetico. Takenobu Igarashi / Ho conosciuto Michele Spera nel suo studio, assieme ai figli. Raro vedere uomini salutarsi come fanciulli, come se tutta la loro vita si accumulasse nella leggerezza di un bacio. Come l'aspra terra lucana saluta il cielo. Renato Rizzi / Michele usa le più sofisticate risorse della tecnologia senza farsene usare: anche qui riposa inquieta la forza del suo fare, quel dono di cui gli siamo infinitamente grati. Mario Lunetta / Con Spera non ci incontriamo in Arcadia, né tantomeno a Basilea. No, a pensare alla sua razionalità non si può negare brio italiano ai suoi lavori. Hans Christian Besemer / Interprete della nostra giovinezza ispirata all'etica della responsabilità e alla passione civile. Alessandro Cecchi Paone / I manifesti, le copertine, le pagine di Spera si impongono per la loro esemplare icasticità e sono altissime lezioni di stile. Enzo Carli / I libri di Wim Wenders o Philip Glass, Julian Beck o John Cage, Hugo Pratt o Akira Kurosawa o Keith Jarrett. Ultimo della serie, quello di Michele Spera. Il suo libro s'intitola 194 storie di un segno. Francesco Durante / I lavori di Michele Spera sono limpidi in una geometria indescrivibile / Vladislav Rostoka